"L’intervento psicologico con il bambino e l’adolescente… un percorso da costruire insieme”

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TUTTI ATTENTI : difficoltà attentive e genitori

distrazione

“Ma insomma, possibile che i bambini di oggi abbiano tutti problemi attentivi?!?” Sinceramente non so rispondere a questa domanda. O almeno non è questo l’obiettivo dell’articolo. Di sicuro però è un fenomeno di cui ci accorgiamo tutti: noi psicologi nella pratica clinica, i genitori, gli insegnanti, gli allenatori, gli educatori…

Un bambino con DIFFICOLTA’ attentive non per forza presenta un DISTURBO attentivo, ma nonostante questo possono esserci delle problematiche o un disagio in alcuni contesti di vita, come ad esempio a scuola. I bambini “disattenti” spesso faticano a lavorare su uno stesso compito per un periodo di tempo prolungato, non riescono a seguire le istruzioni fornite, sono disorganizzati o sbadati nello svolgimento delle loro attività, si fanno distrarre facilmente dai compagni o da rumori, sembra “sognino ad occhi aperti”, passano da un’attività all’altra senza completarla. Alcuni di loro, a causa di queste difficoltà, possono avere anche uno scarso rendimento scolastico, bassa autostima e problemi di relazione con i coetanei.

Sostenere il bambino con difficoltà attentive

Prima di tutto nei casi di difficoltà attentive è importante che si esca da una logica secondo la quale un bambino disattento è un bambino che non si impegna, che non si sforza, che non ha voglia. Dire: “Ha un deficit di attenzione, deve stare più attento!” equivale a dire: “Ci vede poco da lontano, deve impegnarsi a vedere di più!”. Certo questo non significa che non ci sia nulla da fare, anzi, si può fare molto, anche coinvolgendo in modo attivo il bambino. E’ importante che il genitore impari a conoscere il sistema attentivo del proprio figlio, riducendo le sue aspettative rispetto all’autonomia del bambino e aumentando il controllo e monitoraggio delle attività quotidiane. Ad esempio i bambini con difficoltà attentive hanno spesso problemi nella gestione dei compiti a casa, con conseguenti tensioni e conflitti con i genitori. In questi casi può essere utile suddividere i compiti in sotto-compiti, concedere pause frequenti, aiutare il bambino nell’organizzazione del materiale, verificare che il bambino abbia compreso la consegna accuratamente, fornire stimoli per riattivare la concentrazione (es. passargli vicino, chiamarlo…). Inoltre è importante allenarsi a capire quando il bambino è affaticato nell’arco della giornata e della settimana. In questi casi è inutile insistere o colpevolizzare.

L’atteggiamento del genitore dovrebbe essere per quanto possibile incoraggiante e positivo.

Altri suggerimenti che potrebbero essere utili: poche regole chiare e operative, ignorare quando è possibile i comportamenti negativi, evitare di fare promesse mentre un bambino sta manifestando un comportamento inadeguato (es. Se smetti di fare i capricci, poi andiamo a prendere il gelato).

Ricordiamoci che: “Un genitore che conosce e accetta le difficoltà del figlio, ma che soprattutto sa riconoscerne le qualità, è massimamente in grado di apprezzare ciò che il bambino può fare e può anche aiutarlo a non scoraggiarsi di fronte alla difficoltà, a valutare il proprio operato in modo obiettivo e a valorizzare le proprie abilità”

(Vio, Marzocchi, Offredi, 1998).

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