"L’intervento psicologico con il bambino e l’adolescente… un percorso da costruire insieme”

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Quando l’ansia “blocca” le parole: IL MUTISMO SELETTIVO

Luisa non parla…

mutismo selettivoLuisa ha ormai 5 anni compiuti ed è una bambina un po’ strana, per certi versi indecifrabile. Luisa non parla, così dicono le maestre della scuola materna. La descrivono come una bambina molto chiusa, isolata, sia con loro sia con i compagni. Ogni tanto comunica con dei gesti (scuote la testa, annuisce, indica). Perfino le poche volte che ride lo fa in silenzio, lo stesso quando piange. La mamma invece la descrive come una bambina sveglia, chiacchierona (spesso parla anche troppo), a volte un po’ testarda. Non capisce perché appena usciti dalle mura di casa Luisa si trasformi in un’altra bambina e che la frase che sente più spesso da amici, conoscenti e passanti sia: “Ma ha perso la lingua?”.

Ma cos’ha Luisa?

Luisa soffre di mutismo selettivo, un disturbo che si caratterizza per l’incapacità di parlare in una o più situazioni sociali, mentre in altre (frequentemente a casa, con i familiari o con pochi conoscenti) il bambino riesce a parlare. Per poter parlare di mutismo selettivo è necessario che la durata della difficoltà sia maggiore a un mese e che non si tratti del primo mese di scuola. Nel nuovo Manuale Diagnostico internazionale (DSM-V), il mutismo selettivo è stato finalmente inserito nei Disturbi d’ansia. Infatti il bambino vorrebbe parlare e comunicare ma non riesce perché una forte ansia lo impedisce (alcuni bambini riportano di sentire come un blocco alla gola quando tentano di parlare).

Un disagio con tanti pregiudizi…

Credo sia importante sottolineare che nella maggioranza dei casi il mutismo selettivo non è dovuto ad una situazione di abuso o di trauma. In queste rare situazioni la manifestazione del disturbo è molto diversa e si assiste ad un blocco improvviso della parola in contesti dove prima il bambino parlava. Un altro comune pregiudizio è che il bambino con mutismo selettivo sia manipolativo o voglia controllare le persone attraverso il suo silenzio. Questo non è supportato dai dati della letteratura, che invece hanno dimostrato che il silenzio deriva da una forte ansia sociale.

COME INTERVENIRE

Risulta importantissimo intervenire precocemente e soprattutto nel modo giusto. Come per tutti i disturbi dell’età evolutiva, un passo fondamentale (e a volte il più difficile) è creare una buona comunicazione tra chi si prende cura del bambino (famiglia, scuola, professionisti) in modo da condividere gli stessi obiettivi, in un ambiente accogliente e supportivo.

A volte può bastare la consapevolezza del problema da parte di tutti, un atteggiamento che eviti la pressione al parlare e un ambiente rassicurante per migliorare i sintomi. Altre volte è necessario un intervento più profondo e prolungato.

Il trattamento non è quindi focalizzato direttamente sul linguaggio, bensì sulla riduzione graduale dell’ansia. Quando il bambino è molto piccolo può non essere necessario un intervento diretto su di lui. Le indicazioni della NHS parlano della creazione di un ambiente positivo per il bambino, ovvero:

  • non far percepire al bambino la vostra ansia rispetto al suo silenzio
  • rassicurarlo che riuscirà a parlare quando saranno pronti
  • concentrarsi su passare momenti belli e divertenti insieme
  • premiare tutti gli sforzi del bambino per interagire con gli altri (anche attraverso il linguaggio non verbale)
  • evitare di agitarsi se il bambino inizia a parlare

In ogni caso un concetto importante è quello della gradualità. D’altronde, se il vostro bambino avesse paura del buio, per “guarirlo”, lo chiudereste in una stanza buia? Dunque allo stesso modo non ha nessun senso forzare il bambino a parlare o arrabbiarsi con lui. Quello che si è rivelato utile è un “avvicinamento prudente e graduale all’interazione verbale”, quindi ad esempio invitando a casa l’amichetto con cui il bambino ha legato in asilo (la casa è un contesto rassicurante e un solo bambino crea meno ansia di venti bambini), favorendo a scuola alcuni momenti più protetti e accettando qualsiasi modalità comunicativa.

Letture preziose

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– La Sfida di Riccardo, Una storia per spiegare il mutismo selettivo ai bambini di Valerie Marschall,A.G. Editions http://ageditions.altervista.org/la-sfida-di-riccardo/

– I Quaderni, Dal silenzio al canto: storie di mutismo selettivo, a cura di: Daniela Conti, A.G. Editions

Altre informazioni utili

http://www.aimuse.it Associazione Italiana Mutismo Selettivo

Fonti:

http://www.nhs.uk/conditions/selective-mutism/Pages/Introduction.aspx

– Psicopatologia dello sviluppo, Celi e Fontana, McGraw-Hill

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