"L’intervento psicologico con il bambino e l’adolescente… un percorso da costruire insieme”

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I MILLE VOLTI DEL BULLISMO

bullismo

Sara è una bambina di 12 anni, frequenta la seconda media. La mamma si chiede come mai Sara dica spesso di avere mal di testa o mal di pancia la mattina prima di andare a scuola. Spesso sembra triste e i voti hanno iniziato ad essere più bassi. La mamma si preoccupa e cerca di indagare il motivo di questo malessere che non riesce a spiegarsi.

Gradualmente scopre che in classe Sara è completamente isolata dalle compagne. Scopre che due di loro hanno ottenuto la sua password di Facebook promettendole che così sarebbe potuta diventare “una di loro”, invece sono entrate nel suo profilo e hanno scritto volgarità a suo nome. Scopre che spesso le mandano sms offensivi e minacciosi, in cui le scrivono che farebbe meglio a non andare mai più a scuola dato che tutti la odiano. Scopre che durante la pausa spesso la fissano e ridacchiano alle sue spalle. Scopre che Sara sente di essere sola in questa battaglia.

Quando si pensa alla parola bullismo, ci viene subito in mente una rissa o un pestaggio. Ma il bullismo si può declinare in molte altre forme. Come sicuramente abbiamo tutti sperimentato sulla nostra pelle, non è detto che un occhio nero faccia più male di un comportamento offensivo. Con il termine bullismo si intende un’oppressione psicologica (umiliazione, esclusione, telefonate minatorie, impaurire…), verbale (insulti, offese dirette, pettegolezzi, minacce…) o fisica (aggressione, abuso, sopraffazione…), continuata nel tempo, perpetrata da una persona o un gruppo di persone più potente nei confronti di un’altra persona percepita come più debole, che non sa o non può difendersi.

Spesso si pensa che il bullismo sia un fenomeno esclusivamente scolastico, in realtà è molto più diffuso e pervasivo: avviene infatti in luoghi di aggregazione, luoghi dove si fa sport e soprattutto in “luoghi virtuali”. Nel rapporto Ipsos di Save the Children emerge infatti che il bullismo è sempre di più “cyberbullismo”, ovvero prevaricazione e sopruso perpetrati tramite i nuovi mezzi di comunicazione come l’e-mail, gli sms, i blog, i telefoni cellulari ed il web in generale: vengono resi pubblici e-mail e messaggi privati; utilizzati sms aggressivi o minacciosi; diffuse immagini denigratorie o intime e notizie false attraverso i social network; avvengono persecuzioni sui profili personali nei social network.

 Quali sono i segnali di allarme?

 Le vittime di bullismo spesso faticano a chiedere aiuto esplicitamente. E’ quindi importantissimo per genitori, insegnanti ed educatori riuscire a cogliere i segnali di disagio per poter intervenire.

 Segnali di disagio:


  • Sintomi fisici che non trovano spiegazione a livello medico: mal di pancia, mal di testa, soprattutto la mattina prima di andare a scuola
  • Sintomi psicologici: perdita di autostima, ansia, disturbi del sonno, rifiuto della scuola, nervosismo e irritabilità.
  • Calo del rendimento scolastico, difficoltà di concentrazione e di apprendimento
  • Cambiamenti nello stile di vita e nel comportamento abituale

A lungo termine gli effetti del bullismo possono portare a disturbi più gravi come disturbi psicosomatici, ansia sociale, depressione, abbandono scolastico, autolesionismo, isolamento.

Teenager Verzweiflung

E’ importante sottolineare che non si tratta di reazioni esagerate a semplici “ragazzate” o banali scherzi. Il bullismo infatti causa nelle persone che lo subiscono un malessere profondo. Spesso la vittima prova dei sensi di colpa, come se quello che gli sta succedendo dipenda da lui.

I bambini e i ragazzi devono ricevere il messaggio che il bullismo si può e si deve combattere, perché vivere in un ambiente sano e accogliente è un loro diritto e per questo bisogna chiedere aiuto a persone adulte di riferimento che possano intervenire. Inoltre è importante sensibilizzare i bambini e i ragazzi che se assistono ad episodi di bullismo non devono girarsi dall’altra parte.

 I 5 consigli per i genitori

  1. Mantieni aperto il dialogo senza fare troppa pressione
  2. Informa gli insegnanti
  3. Aiuta il bambino a trovare soluzioni positive per difendersi, evitando di incitarlo a rispondere ai soprusi con la violenza
  4. Evita di discutere con i genitori del bullo, perché spesso peggiora la situazione
  5. Solleva il bambino dai sensi di colpa
  6. Comunicagli chiaramente che nessuno ha il diritto di trattarlo in quel modo

Letture utili

  • Chi ha paura dei bulli? Di Silvia Serreli, Giunti Kids : dai 5 ai 9 anni
  • Scarpe verdi d’invidia. Una storia per dare un calcio al bullismo. Di Alberto Pellai, Erickson
  • Fanno i bulli, ce l’hanno con meManuale di autodifesa positiva per gli alunni. Di Mario Di Pietro e Monica Dacomo, Erickson : per i ragazzi della scuola secondaria di primo grado

 

Piccolo dizionario del cyberbullismo

(tratto da iGloss@ 1.0 del Ministero della Giustizia)

  • Baiting: Prendere di mira utenti (users), nello specifico principianti (new users), in ambienti virtuali di gruppo (es: chat, game, forum) facendoli diventare oggetto di discussioni aggressive attraverso insulti e minacce per errori commessi dovuti all’inesperienza.
  • Catfish: Termine utilizzato per indicare chi assume online un’identità falsa perché appartenente a un altro utente.
  • Denigration: Attività offensiva intenzionale dell’aggressore che mira a danneggiare la reputazione e la rete amicale di un’altra persona, concretizzabile anche in una singola azione capace di generare, con il contributo attivo non necessariamente richiesto, degli altri utenti di internet (“reclutamento involontario”), effetti a cascata non prevedibili.
  • Harassment: L’invio ripetuto nel tempo di messaggi insultanti e volgari attraverso l’uso del computer e/o del videotelefonino. Oltre a e-mail, sms, mms offensivi, pubblicazioni moleste su blog, forum e spyware per controllare i movimenti online della vittima, le telefonate mute rappresentano la forma di molestia più utilizzata dagli aggressori soprattutto nei confronti del sesso femminile.
  • Happy slapping: Trattasi della produzione di una registrazione video di un’aggressione fisica nella vita reale a danno di una vittima e relativa pubblicazione online a cui aderiscono altri utenti, che pur non avendo partecipato direttamente all’accaduto, esprimono commenti, insulti e altre affermazioni diffamanti e ingiuriose. I video vengono votati e consigliati come “preferiti” o “divertenti”.

 ARTICOLO PUBBLICATO SUL GIORNALINO “PIANISSIMO” , Associazione Culturale Biblioteca Piani

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