"L’intervento psicologico con il bambino e l’adolescente… un percorso da costruire insieme”

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La motivazione ad apprendere

apprendimento e motivazioneLa demotivazione, la “svogliatezza” non può essere considerata solo come una colpa individuale degli studenti. Gli studi e le ricerche recenti hanno dimostrato che l’apprendimento è un processo complesso, in cui, tralasciando molte altre variabili, bambino e genitore/insegnante sono entrambi coinvolti in un rapporto dinamico, attivo che mette in gioco, non solo aspetti contenutistici, ma anche relazionali ed affettivi.

Ci sono TRE ASPETTI che devono essere tenuti in considerazione quando si parla di motivazione ad apprendere.

Il primo riguarda il ruolo attivo della persona nel “costruire” la propria motivazione agendo sull’ambiente per raggiungere un obiettivo attraverso le risorse di cui dispone. Uno studente che si prepara per un’interrogazione può avere ad esempio come obiettivo dominante il fare una bella figura, oppure l’imparare bene e diventare più competente. Gli studenti che sono motivati a capire ciò che fanno e a farlo bene solitamente hanno fiducia in sé stessi e si scoraggiano di meno quando sbagliano. Gli studenti che sono invece orientati a ottenere valutazioni positive (o evitare valutazioni negative) da parte di insegnanti, genitori e compagni mostrano invece una maggiore vulnerabilità per lo sconforto.

Il secondo aspetto riguarda il modo con cui l’individuo si percepisce in rapporto a un compito e al risultato positivo o negativo di un’attività che ha svolto. La valutazione che ciascuno di noi fa di se stesso e delle possibilità che ha di riuscire in un compito è il frutto di esperienze passate che tuttavia influenzano il suo futuro. Ad esempio, uno studente che non è brillante in matematica, al momento della verifica potrà pensare: “Non sono tanto bravo in questa materia, ma nel compito potrei cavarmela”, oppure “Non sono tanto bravo in questa materia, prenderò sicuramente insufficiente”. Queste valutazioni su di sé hanno moltissima influenza sull’apprendimento. In confronto con gli studenti che dubitano delle loro capacità, gli studenti con maggiore senso di efficacia lavorano di più, persistono più a lungo e raggiungono risultati migliori.

Il terzo aspetto riguarda gli strumenti che un individuo mette in atto per raggiungere i suoi obiettivi, ad esempio quali strategie di studio usa, come riesce a regolare le proprie emozioni, come pianifica, organizza e controlla il suo comportamento.

Cosa può fare lo psicologo?

Lo psicologo che si occupa di difficoltà scolastiche, demotivazione e scarso rendimento, può intervenire aiutando il bambino/ragazzo a conoscere le proprie caratteristiche cognitive ed emotive; promuovendo un metodo di studio efficace e l’uso di strategie che gli permettano di affrontare i problemi che incontra; incoraggiando ad acquisire una buona autostima e consapevolezza delle proprie capacità di recupero; migliorando l’atteggiamento verso la scuola e lo studio.

Inoltre può lavorare con genitori e insegnanti per costruire insieme nuove modalità relazionali, didattiche ed educative che aiutino il bambino/ragazzo ad affrontare il suo percorso scolastico.

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