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Cutting e autolesionismo in adolescenza

La ferita dell’anima

autolesionismo

“Volevo vivere ma non facevo altro che morire. Durante la seconda media cominciai a tagliarmi. Non mi tagliavo spesso… solo quando non riuscivo a controllarmi. La terza media fu un disastro e cominciai a tagliarmi sulle gambe, sempre, ogni giorno. Era l’unico modo per far sparire il dolore che mi logorava dentro” (tratto da un video su youtube).

Se ne parla poco, ma chi lavora con gli adolescenti sa quanto sia diffuso questo fenomeno: l’autolesionismo, il provocarsi  intenzionalmente ferite e dolore. La forma più diffusa si chiama “cutting”, significa tagliarsi gambe, braccia, corpo con lamette, vetri, coltellini. Una parte si colpisce o si brucia, molti usano più di un metodo farsi male.

Hanno tra i 14 e i 24 anni, ma alcuni iniziano anche a 11. Ci sono studi che stimano che 14 adolescenti su 100 siano autolesionisti, tra questi la maggioranza sono femmine. Si stima che negli ultimi due anni il numero di ragazzi e ragazze che si provocano lesioni sia aumentato del 65%.

Ma perché tagliarsi, ferirsi ?

Sono molti gli studi che hanno indagato il “perché”. L’autolesionismo sembra essere una strategia di regolazione delle emozioni negative, nonché di autopunizione. Tristezza, depressione, vissuti di inadeguatezza, solitudine, tensione, ansia. Dopo i tagli gli adolescenti riportano di sentirsi meglio, di sentirsi vivi, vengono stoppate le emozioni negative, si abbassa lo stress.

La solitudine e internet

Internet, con i suoi video, forum, siti e social network è un potente mezzo di incontro e di condivisione per ragazzi che si tagliano. Da un lato internet consente supporto e condivisione, gli adolescenti spesso mandano richieste di aiuto proprio attraverso questo mezzo, ma dall’altro lato rischia in molti casi di esporre adolescenti fragili ad una subcultura dove il cutting viene normalizzato e incoraggiato. Solo cercando su Youtube ci sono decine e decine di video di ragazze che raccontano la propria storia, mostrano i propri tagli, meticolosamente contati ed esibiti, chiedono aiuto o si offrono per darlo ad altri nella loro situazione. In internet non è neanche difficile trovare pagine pro autolesionismo, così come succede per i siti pro anoressia.

Per un adolescente fragile è purtroppo facile decidere di provare a gestire le proprie emozioni in questo modo e una volta entrati in contatto con questi gruppi, potrebbe essere difficile trovare altre strategie per stare meglio, dato che perderebbero anche il supporto sociale che trovano in questi contesti.

Cosa fare?

Il primo passo è chiedere aiuto: se sei un genitore e ti sei accorto che tuo figlio si taglia, non aspettare a rivolgerti a uno psicologo. Arrabbiarsi, giudicare e minacciare spesso peggiora la situazione e tuo figlio si nasconderà sempre di più. Fallo sentire compreso ed accolto nella sua sofferenza.

Se sei un ragazzo, trova un adulto con cui parlarne. Se non ti senti di farlo con tua mamma o tuo papà cerca qualcuno di fidato o ancora meglio rivolgiti agli sportelli di ascolto che sono spesso attivi nelle scuole secondarie.

 Tagliarsi e farsi male è una strategia distruttiva che si usa per sentirsi meglio quando non si hanno altre strade più efficaci e costruttive. Il ruolo dello psicologo è proprio quello di aiutare a trovarle per affrontare diversamente il disagio e la sofferenza che si sta provando.

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